FAQ

D) Come si fa l’hackathon è diverso da fare l’hackathon? Questi otto gruppi si dovranno occupare di come fare l’hackathon?
R) Esatto,in tale sede i gruppi dovranno definire come si fa l’hackathon, ciò significa che essi devono occuparsi dell’organizzazione e non delle realizzazioni che avverranno durante l’hackathon da parte dei partecipanti. I gruppi hanno il compito di progettare ed organizzare l’evento, ma non di fare le proposte rispetto ai progetti che dovranno essere realizzati.
Posto ciò è chiaro che chi fa parte di questi otto gruppi non è escluso dalla possibilità di progettare e realizzare durante l’hackathon.
In questa fase i membri degli otto gruppi sono progettisti e non utenti dell’hackathon.

D) Mi chiedono alcuni colleghi di Unito se l’attività per “hackunito” va fatta esclusivamente fuori dall’orario di lavoro o anche durante l’orario di lavoro (e nel secondo caso se e come va comunicata al proprio responsabile)
R) Il progetto #HU sta nel più ampio progetto di Innovazione in Ateneo, Comunicazione e Competitività e quindi diventa un progetto di Ateneo.
Il Rettore chiederà ai dirigenti delle Direzioni e ai Direttori di Dipartimento che il tempo dedicato ad #HU sia riconosciuto come parte del monte ore che ognuno di noi dedica ad Unito.

D) Quale sarà il rapporto tra i diversi gruppi creati, essi saranno permeabili o impermeabili?
R) I gruppi di lavoro saranno permeabili, totalmente trasparenti rispetto alla loro azione, essa avverrà spesso in rete e i documenti creati saranno visibili a tutti. Dunque i componenti di un gruppo potranno prendere visione della documentazione creata e resa disponibile dagli altri gruppi di lavoro.
Potrà anche presentarsi la necessità che due o più gruppi debbano interagire tra loro, confrontandosi, in modo da integrare le competenze.

D) Esistono dei limiti rispetto al coinvolgimento di persone o istituzioni nel progetto?
R) NO, infatti l’hackathon è stato lanciato come un progetto aperto, testimoniato dal fatto che sono stati invitati rappresentanti di istituzioni differenti da unito.
#HU non vuole essere chiuso all’interno di unito, infatti la progettazione è aperta al Politecnico, a centri di ricerca, Regione, Comune. Non si vuole un ambiente chiuso in unito, bensì esteso ben oltre.

D) I gruppi di lavoro si struttureranno in qualche modo?
R) I gruppi di lavoro verranno dotati degli stessi strumenti, nello specifico di mezzi come google groups, documenti di google e verrà fornito loro il massimo supporto.
Non si forzerà la mano rispetto alla struttura organizzativa dei singoli gruppi, ma si lascerà autonomia in questo campo.
Le uniche direttive comuni saranno la trasparenza rispetto alla pubblicazione della documentazione di progetto creata dai singoli gruppi e i termini temporali entro cui concludere la progettazione.
Apertura e spontaneità dei gruppi devono coesistere con il rigore nella stesura della documentazione di progetto.

D) Quali sono le dimensioni che ci si aspetta che dovranno avere i gruppi, i fondi, le dotazioni, insomma tutte le fasi del ciclo di vita dell’evento?
R) Attualmente non si ha risposta in quanto non esistono esempi precedenti con cui comparare l’iniziativa hackunito. Si tratta di un elemento che potrà generare difficoltà in fase di progettazione,soprattutto nel settore hospitality, ma dovrà essere arginato con proposte e simulazioni. Sarà infine importante rendere disponibile a tutti della letteratura che permetta di riflettere e di giungere a soluzioni (link a materiali).

D) Come avverrà il contatto tra progettisti e utenti dell’hackathon?
R) Il contatto avverrà grazie alla piattaforma, infatti essa dovrà essere lanciata con la call.
La piattaforma permetterà agli utenti di esprimere le proprie proposte mediante la risposta alla call, successivamente i progettisti dovranno organizzarsi per offrire i dati necessari per la realizzazione del task che avrà ottenuto il maggior numero di like sulla piattaforma.

D) Quali proposte rientrano nel frame di un hackathon?
R) Qualsiasi progetto può rientrare nell’hackathon, è necessario slegare la parola hackathon dal suo intrinseco significato informatico.
Hackathon è stato scelto come termine perché vi è l’idea di hackerare qualcosa, producendo servizi o prodotti, ma non necessariamente in campo informatico.
Hackunito vuole prendere dall’hackathon i principi di innovazione, spontaneità ed innovazione, ma vuole aggiungere la possibilità di realizzare molteplici progetti inerenti a svariati bisogni percepiti dagli utenti.

D) A cosa può servire l’hackathon? Potrebbe aiutarci a risolvere alcuni dei nostri problemi quotidiani?
R) Il 9/9/2013 durante l’incontro del gruppo allargato di progettazione mentre si parlava di alcuni problemi che potrebbero emergere tra gli utenti dell’università mi hanno colpito in particolare due esempi che sono stati considerati casi critici di problematiche che a prima vista potrebbero essere difficilmente affrontabili durante #HU (HackathonUnito).
E’ mia convinzione che proprio la proposizione nel contesto dell’hackathon di problemi reali e apparentemente contingenti e che oltretutto appaiono di difficile soluzione, costituisca la sfida innovativa che dobbiamo imparare a raccogliere.
Nel corso dell’incontro ho avuto modo di accennare al fatto che il tema delle difficoltà di chi si deve occupare dell’accompagnamento dei figli a scuola potrebbe essere adeguatamente affrontato nell’hackathon con la progettazione di una ‘piattaforma’ di gestione del problema utilizzando una logica di condivisione delle risorse e di cooperazione.
E’ un’ipotesi a cui potrebbero essere associate altre possibilità … che grazie al crowdsourcing potrebbero emergere
Proprio in questo passaggio risiede il nocciolo della questione.
Una delle opportunità di tutto il Progetto “Innovazione, Comunicazione , Competitività” che il Rettore Ajani ha lanciato e nello specifico dell’hackathon che stiamo progettando è la possibilità di affrontare le difficoltà e i problemi che sono presenti nella nostra università e nel nostro territorio con un approccio innovativo, fuori dagli schemi, aperto alle idee, alle energie e alle competenze di tutti noi.
Anche la questione delle mancanza di tende nella nuova sede universitaria del CLE, che crea problemi alle persone che ci lavorano e agli studenti durante le lezioni, di cui si è parlato nella stessa riunione, costituisce un caso emblematico su cui riflettere.
Può essere normale pensare secondo consuetudine che se mancano le “tende oscuranti” occorra pensare ad una soluzione basata sullo stanziamento di fondi per comprare le tende. Nell’ottica innovativa che vi stiamo proponendo serve uno scatto ulteriore.
Forse non dobbiamo comprare tende per il CLE.
Nello specifico dobbiamo porci la domanda: la questione “tende oscuranti” può essere affrontata e risolta durante l’hackathon?
Per rispondere alla domanda dobbiamo puntare su coloro che all’interno di questa università e di altre università si occupano di “film fotocromici” che sono in grado di cambiare coloro sulla base della luce che ricevono (pensate alle lenti fotocromatiche)
Puntare sui nostri gruppi di ricerca dedicati al tema (probabilmente sono dei chimici) significa dar loro un contesto operativo (l’hackathon) dove mettere a punto un prodotto da applicare ai vetri del CLE che necessitano di essere oscurati, magari studiando con gli economisti un business plan per il progetto.
Ci saranno molte questioni connesse alla soluzione che sto prospettando ma anche molte opportunità …
Opportunità per risolvere i nostri problemi, per usare le nostre energie, per avviare e sostenere progetti innovativi che sostengano la nostra ricerca, per essere sempre più competitivi come università e come territorio.

D) Dalla realizzazione dei prodotti per l’hackathon potranno emergere soluzioni economicamente sostenibili e opportunità di start-up?
R) Per rispondere a questa domanda occorre rileggere la risposta alla domanda precedente e aggiungere un piccolo tassello … ragionando sulle opportunità

D)Non riesco ad accedere al google gruppo hackunito con il mio account unito, come posso fare per risolvere il problema?
R) per accedere al gruppo con le credenziali di ateneo (legato all’account di posta istituzionale @unito.it) è necessario:
- abilitare l’utente all’accesso al gruppo (penso che sia una operazione che potete fare voi come amministratori del gruppo) con il suo indirizzo di posta, del tipo nome.cognome@unito.it o la userid (che non è nome.cognome ma è del tipo ncognome, per es. mario.rossi ha la username mrossi)
- suggerire agli utenti di accedere da groups.google.com
- nella pagina di login di google inserire nella form dove c’e’ scritto email la username di ateneo, nel formato username@unito.it, nel caso di sopra mrossi@unito.it e non mario.rossi@unito.it e la pwd delle credenziali di ateneo
- si viene rimandati alla pagina di login di ateneo http://my.unito.it dove si possono rimettere le credenziali di ateneo
- a questo punto il login ai gruppi è stato effettuato, se l’utente è stato abilitato (punto 1) vedrà il gruppo tra quelli disponibili

Note:
- possono accedere al gruppo con le credenziali di ateneo solo i dipendenti (docenti, tecnici amministrativi) e non gli studenti (quindi non con credenziali del tipo nome.cognome@studenti.unito.it)
- i passaggi di cui sopra sono dovuti al fatto che le apps di google sono in single sign on con il sistema di autenticazione di ateneo

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